Il Calicanto

Il Calicanto è il primo fiore dell’anno, fiorisce quando ancora fa freddo e un suoi fiori pallidi e diafani stupiscono tra le altre piante ancora spoglie.  Il suo profumo si sente da lontano, forte e ammaliante. A casa dei miei c’è una pianta di Calicanto da prima che io nascessi, un grande cespuglio che ha resistito a inverni gelidi ed estati torride. Anche quest’anno improvvisamente in un giorno di fine gennaio sono stata ammaliata da quel profumo, e appena arrivata non ho potuto far altro che seguire la scia odorosa e andare verso la pianta, inebriarmi del suo profumo e a  sua bellezza. E infine rubarne un rametto da portare nella mia casa, infilato in un bicchiere,  a profumarmi la cucina, un ricordo d’infanzia, un pensiero alla mia nonna.

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Fragilità

Mi sento di colpo fragile. Fragile a causa delle malattie, anche se superate. Fragile a causa dell’età che cambia, dell’emotività diversa. Fragile perché di colpo sono meno madre, e devo tornare a impostare la mia vita di adulta, tra adulti, senza cuccioli saltellanti intorno. Questo è il cambiamento più grosso, come nemmeno il cancro era stato. Proprio avere una figlia che cresceva mi aveva aiutato a superare la malattia, a guardare avanti sempre.

E ora è davvero partita, per studiare, come è accaduto a me e a suo padre tanti anni fa, e come speravo avvenisse. E mi manca un sacco… non credevo di essere così mammona! E fragilità è pensare che sono qui un po’ sola, con tutto il tempo per scrivere, e per pensare, macchinare nella mia testa possibili evoluzioni negative delle malattie e dei disturbi da nulla, immaginare dialoghi tristi di giorni futuri che forse non verranno…o forse si… fragilità è rendermi cono che la mia mamma ha ottant’anni, che non abbiamo più moltissimo da vivere insieme, e che non riusciamo a dirci quanto ci vogliamo bene e quanto abbiamo bisogno l’una dell’altra.

P.s.: le analisi sono andate bene, anche questa una dimostrazione di paranoia…

Cinque anni, una vita

E così sono passati cinque anni. Cinque anni da quel maledetto 1° marzo in cui ho incontrato il fattore C. Cinque anni da quel 26 marzo che lo ha tolto dal mio corpo. Cinque anni da quel 24 aprile che mi ha tolto i linfonodi e lasciato una piccola invalidità al braccio sinistro. Cinque anni da quel 24 maggio in cui ho fatto la prima puntura di Enantone e ho abbandonato per sempre la mia vita fertile. Cinque anni da quel 19 luglio in cui ho iniziato 36 sedute di radioterapia. In tutti questi Cancer-versari pensavo che avrei scritto per parlarne, ma non sono riuscita perchè i miei anniversari si sono mischiati ad altri avvenimenti, alcuni dei quali tremendi: alcuni amici se ne sono andati stroncati da questo male, e la loro partenza mi ha mandato in pezzi, mi ha fatto sentire ingiustamente graziata da una sentenza comune…

Poi l’evento felice, mia figlia si è diplomata e anche questo mi ha riportato a quei giorni, mentre lei sosteneva l’esame di terza media, la prima prova della sua vita, e io iniziavo la cura col Tamox e cercavo di essere positiva dicendole che avremmo terminato insieme: io la cura e lei il liceo. E ora è partita, prima le capitali europee, ora il campeggio in montagna,  e noi due a doverci reinventare una vita da soli, sempre genitori ma in modo diverso, meno presente.

Ed ora pare facile  il futuro davanti, ma mi spaventa ogni giorno non dover prendere nessuna medicina, e il sonno perduto nelle smanie della menopausa indotta non l’ho mai più ritrovato, nè tranquillanti nè tisane riescono a riportarmelo indietro, così come non si possono riavere gli anni trascorsi.

Sento che questi cinque anni di cure hanno accelerato il ritmo che avrebbe avuto il mio invecchiare, a 47 anni ero nel pieno della forma e della forza fisica, che non ho più ritrovato, ed ero convinta che sarei invecchiata piano, come mia madre e mia nonna, belle sino a tarda età, forti ed energiche come io non sono mai stata.

Ma soprattutto non ho più ritrovato l’entusiasmo e l’energia vitale che avevo, e che ho speso in questa lotta, per non mollare di un millimetro nei confronti del male, per arrivare a questo traguardo. E c’è una cosa che non mi abbandonerà più e che prima non conoscevo: la paura. La paura che torni.

3 anni un’eternità

Sono passati tre anni.

Tre anni da quel Marzo crudele nel quale sono prima sprofondata nel terrore, anzi panico, e poi, lentamente, dopo le operazioni e l’inizio delle cure, ho ripreso a vivere. Dopo tre anni si può tentare un bilancio di questa esperienza, credo: prima di tutto debbo ammettere che la mia vita è cambiata, davvero, e che non è solo retorica quando si afferma che la malattia ti cambia. Nel 2010 vivevo un po’ di corsa, facevo molte cose, senza in realtà decidere mai cosa fosse più importante, prioritario, rispetto al resto. Scuola, università, ricerca, politica, famiglia, amici, ma cosa veniva prima? Di colpo il fattore C ha posto la Mia Vita al primo posto, ha spazzato via ogni altra preoccupazione. Prima la salute, si dice, ed è vero.

Riguardando a quei giorni, settimane, mesi, del 2010, vedo una me che pur di non darla vinta alla malattia mi attaccavo a tutto: mi sono fatta dimettere mezza giornata prima per poter votare per le elezioni regionali (l’ospedale era fuori regione), cosa che non è in sè importantissima, ma che allora mi parve indispensabile; il giorno prima del secondo intervento andai a terminare la ricerca per un saggio che stavo scrivendo, perchè temevo che non avrei più potuto finirlo, “dopo”, e uscita dalla biblioteca mi comprai il pigiama per l’ospedale…

Del tutto indipendentemente dalla malattia, o forse a causa della stanchezza, della preoccupazione, a fine maggio mi ruppi un piede (i miei 4 lettori lo sanno bene, sf…a!) e, armata di sedia a rotelle prima e poi di stampelle, mi sono fatta tutti gli esami di terza media, come non potessi mettermi in malattia come tutti! Appena tolto il gesso, ancora dolorante e in preda agli effetti delle cure ormonali, ho ritardato la radioterapia ma non ho rinunciato a un viaggio a Bruxelles coi ragazzi, dal quale sono tornata fisicamente distrutta ma felice.

Oggi mi chiedo il perchè di quest’ansia di vita, e non basta dire che temevo di non poter più fare tante cose, era forse per non fermarmi a pensare, a prendere in mano la situazione, a rifletetre su quel che stava succedendo.

Poi i due anni di punture, i tre di menopausa indotta (ebbene si, ora è terminata!), le vampate, la stanchezza, l’astenia, l’insonnia. Il cambio definitivo di lavoro, la scelta della scuola per intero, il riconoscimento dell’invalidità a causa dello svuotamento. Oggi la mia vita è molto diversa da tre anni fa, non ho mai passato tanto tempo in casa, a riposare, a cucinare, a fare giardinaggio. Tutto ha assunto una dimensione diversa, relativa, sento che la cosa importante è stare bene, prima di tutto con me stessa, con la mia famiglia e il Grande Baffo, occupandomi del mio piccolo mondo: la casa, la scuola, la comunità in cui vivo. “Répondit enfin Candide: il faut cultiver notre jardin” (Voltaire).

Ti auguro… dedicato ad Anna Lisa

Non Ti Auguro un Dono Qualsiasi

Non ti auguro un dono qualsiasi,
Ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo Fare e il tuo Pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perchè te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull'orologio.
Ti auguro tempo per toccare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita.

 

estate un anno dopo

Esattamente un anno fa, in questi giorni mi stavo trasferendo sul lago, vicino all'ospedale dove ogni giorno, per 6 settimane, in piena estate, ho fatto radioterapia.
E' stato un modo, suggerito dalla mia vulcanica mamy, per cercare di trascorrere un po' di vacanze nonostante tutto, di farle trascorrere serene o quasi alla mia famiglia assieme ai tanti amici che si trasferiscono ogni anno a Garda a passare agosto.
Non ci era mai capitato, nella nostra vita adulta, di stare un mese intero in una località di villeggiatura, un mese con le valigie, i tovaglioli di carta, gli spazi ridotti e le inevitabili cose indispensabili dimenticate a casa. L'ultima vacanza così lunga l'avevo fatta a 16 anni, ed anche in quel caso c'era una stranezza: mio padre era ricoverato a Cervia per un infarto e noi siamo restati al mare per stargli vicino.
Insomma, al ritorno lo scorso anno ci siamo detti che quest'anno sarebbe stato tutto diverso: e infatti oggi ho rifatto le valigie per la quarta volta in un mese!!! Abbiamo cominciato il 6 luglio, con la gitona a Roma coi ragazzi del CCR, poi il 24 siamo fuggiti io e il Baffo qualche giorno alle terme a rilassarci, poi dal 30 al 3 siamo stati a fare un giro in montagna, e domani, appena torna la toponza dalla montagna, si parte per un po' di mare. Il tutto in un tripudio di lavatrici da far invidia a una lavanderia professionale! 
Ammetto che è un po' faticoso, ma è una specie di reazione alla quieta stabilità dello scorso anno  .
Le mete che abbiamo toccato sono state poi una specie di pellegrinaggio nella nostra memoria, nulla di nuovo, ma tanti ritorni in posti che ci erano mancati, alla ricerca di persone conosciute e mai dimenticate, di amici di sempre, di profumi e sapori restati dentro di noi. E così il silenzio della Verna, la cordialità degli amici del Rifugio, la forza di Ale che prima di me si è battuta e ha vinto, il silenzio delle Dolomiti, lo splendore delle cascate Nardis nel sole, la saggezza di uomini antichi, la condivisione coi nostri ragazzi al Campo. E domani un altro luogo magico: Aquileia, con le sue rovine grandiose, la sua gente schietta come  il loro vino forte !
Buone vacanze a tutti allora, auguro che per tutti l'estate sia un momento per riprendersi un po' sè stessi, per passare belle giornate con chi si ama, giorni da ricordare, che scalderanno il cuore quando, inevitabile, verrà l'inverno.

SE NON ORA QUANDO? ADESSO!

E' stata una domenica bellissima, anche dove il tempo era grigio o piovoso splendeva il sole della speranza e dell'orgoglio di un milione di donne. E per fortuna non solo di donne, ma anche tanti uomini che al nostro fianco hanno manifestato la loro distanza siderale dai modelli offerti da  chi ci governa. E' stato bellissimo: due, tre, quattro generazioni di donne in piazza fianco a fianco, allegre, rumorose o silenziose, mai rancorose.
E colorate, spiritose, fantasiose.
Grazie sorelle, di questa bella giornata, che mi ha ridato la felicità di essere donna e l'orgoglio di dire 'io c'ero!': forse non sarà sufficiente per un vero cambiamento, ma è un inizio e non finirà qui siatene certi!

la manifestazione a Reggio Emilia