Nuove ansie ma anche nuove speranze

Siamo arrivati anche a Pasqua, e quest’anno è stato un curioso impasto di pensieri ed emozioni. Mentre le Feste di Natale avevano portato la pacifica invasione dei nipoti e la malattia della mamma, con il carico di preoccupazione e di paura,  seguiti da mesi di stanchezza, controlli, visite, la primavera ci ha condotti verso un po’ di luce. Alla fine la mamy non ha granché, soprattutto ha 81 anni e come dice qualche medico spiritosone “qualcosa a quest’età bisogna avercelo” …, però si è presa uno spavento e di conseguenza si è messa a stecchetto e sulle prime non voleva nemmeno venire a pranzo. Poi ci ha ripensato e non solo è venuta, ma mi ha anche portato l’arrosto e il dolce! Intanto, sono passati 8 anni dalla mia operazione, in apparenza nessuno se ne è ricordato in casa e non ne ho parlato nemmeno io, ma quel giorno sono andata a vedere un bello spettacolo, tutto sulla resilienza femminile con una bravissima attrice e mi sono coccolata un po’.  E poi è arrivata davvero Pasqua e con le mie solite ansie ho cucinato per due giorni col fiatone e con i miei fantasmi, ma ce l’ho fatta. E qualche bella giornata con la mia cucciola ormai donna, e col suo ragazzo fresco e sorridente, mi ha ridato un po’ di spinta ( ma che impressione vederli partire ieri sera!). E domani si riprende la scuola, si rivedono i colleghi, saranno chiacchiere e discussioni e lavoro. E vita.

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Fragilità

Mi sento di colpo fragile. Fragile a causa delle malattie, anche se superate. Fragile a causa dell’età che cambia, dell’emotività diversa. Fragile perché di colpo sono meno madre, e devo tornare a impostare la mia vita di adulta, tra adulti, senza cuccioli saltellanti intorno. Questo è il cambiamento più grosso, come nemmeno il cancro era stato. Proprio avere una figlia che cresceva mi aveva aiutato a superare la malattia, a guardare avanti sempre.

E ora è davvero partita, per studiare, come è accaduto a me e a suo padre tanti anni fa, e come speravo avvenisse. E mi manca un sacco… non credevo di essere così mammona! E fragilità è pensare che sono qui un po’ sola, con tutto il tempo per scrivere, e per pensare, macchinare nella mia testa possibili evoluzioni negative delle malattie e dei disturbi da nulla, immaginare dialoghi tristi di giorni futuri che forse non verranno…o forse si… fragilità è rendermi cono che la mia mamma ha ottant’anni, che non abbiamo più moltissimo da vivere insieme, e che non riusciamo a dirci quanto ci vogliamo bene e quanto abbiamo bisogno l’una dell’altra.

P.s.: le analisi sono andate bene, anche questa una dimostrazione di paranoia…

Adolescenza

Il titllo di questl post rachiude già il senso di ciò che vorrei scrivere. L’adolescenza prolungata di mia figlia mi sta mettendo a dura prova. Qui è tutto un “cosa volete sapere voi?”, “fatti i c… tuoii”, “siete imbarazzanti” e bia a sbuffare, alzarsi da tavola prima del dovuto, e soprattutto pretendere, pretendere, pretendere.

Tutto è dovuto, niente si deve ottenere con qualche sforzo, autocompassione e vittimismo sono la risposta a qualsiasi diniego  (o anche solo ragionevole dubbio). Quando finirà ? Spero che il diciottesimo anno si compia e che ne usciamo prima o poi, perché io di fare la vittima predestinata della vampirella non ne posso davvero più.  Ormai mi sento una specie di Cinderella, che deve pulire, sfamare, trasportare la signorina che non ci mette mai nemmeno un po di buona volontà.

Ma forse la cosa che mi sconvolge realmente è che sino a ieri ero una giovane mamma la cui angioletta bramava solo abbracci e coccole mentre ora se solo mi avvicino scalcia 😦

Che brutta cosa invecchiare e che tristezza…