Fragilità

Mi sento di colpo fragile. Fragile a causa delle malattie, anche se superate. Fragile a causa dell’età che cambia, dell’emotività diversa. Fragile perché di colpo sono meno madre, e devo tornare a impostare la mia vita di adulta, tra adulti, senza cuccioli saltellanti intorno. Questo è il cambiamento più grosso, come nemmeno il cancro era stato. Proprio avere una figlia che cresceva mi aveva aiutato a superare la malattia, a guardare avanti sempre.

E ora è davvero partita, per studiare, come è accaduto a me e a suo padre tanti anni fa, e come speravo avvenisse. E mi manca un sacco… non credevo di essere così mammona! E fragilità è pensare che sono qui un po’ sola, con tutto il tempo per scrivere, e per pensare, macchinare nella mia testa possibili evoluzioni negative delle malattie e dei disturbi da nulla, immaginare dialoghi tristi di giorni futuri che forse non verranno…o forse si… fragilità è rendermi cono che la mia mamma ha ottant’anni, che non abbiamo più moltissimo da vivere insieme, e che non riusciamo a dirci quanto ci vogliamo bene e quanto abbiamo bisogno l’una dell’altra.

P.s.: le analisi sono andate bene, anche questa una dimostrazione di paranoia…

Repetita iuvant?

Ripetere è utile, dicevano gli antichi, e senz’altro nello studio è così, ma ci sono ripetizioni delle quali si farebbe volentieri a meno… domani ripeterò la simpatica esperienza della colonscopia, un controllo a tre anni di distanza dall’effettuazione dello stesso esame. Allora era stato individuato un piccolo ospite indesiderato, prontamente rimosso. La profilassi prevede la ripetizione a tre anni di distanza anche in assenza di sintomi…lo screening, la prevenzione e bla…, bla, bla…; questa volta non ne ho paura, so come funziona, ma mi si perdonerà se non ne ho la minima voglia ! E della preparazione preliminare ancora meno…. e il fatto che la data coincida con quella dell’anniversario della scoperta del mio cancro al seno, sette anni fa ( curioso come il tempo passi… mi sembra davvero ieri…), mi piace meno meno meno ! Fare un lungo respiro…. inspirare… espirare… ohmmmm!!!

Voglia di normalità

Ho lasciato questo blog un anno fa, pensando che ormai la fase della malattia conclusa, non mi fosse più necessario. Era stato parte della terapia, e ora la terapia stava finendo e avevo voglia, tanta di normalità, di banalità, di riprendere del tutto le vecchie abitudini… Da quell’ormai lontano 2010 sono cambiate molte cose nella socialità, Facebook e Twitter e poi Whatsapp e Telegram ci hanno reso più immediati gli scambi di idee, il passaggio di informazioni, e anche, (purtroppo?) il riversamento di emozioni, arrabbiature, nevrosi. Nel 2010 non era pensabile un’Italia nella quale le dimissioni del Presidente del Consiglio fossero annunciate prima su Twitter che in Parlamento! E anche nel nostro piccolo circolo di cancer-bloggheresse i social hanno preso spesso il posto del blog.

Meglio? Peggio? Non lo so, certo è diverso. Oggi come oggi so che dopo sei anni alcune di noi stanno ancora stabilmente comunicando con questo strumento, altre lo hanno via via abbandonato, altre ancora sono tornate alla scrittura dopo qualche tempo. Credo di appartenere a quest’ultima categoria: e allora ben tornato blog, benvenuto 2017 nuovo nuovo. E naturalmente, auguri !

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Cinque anni, una vita

E così sono passati cinque anni. Cinque anni da quel maledetto 1° marzo in cui ho incontrato il fattore C. Cinque anni da quel 26 marzo che lo ha tolto dal mio corpo. Cinque anni da quel 24 aprile che mi ha tolto i linfonodi e lasciato una piccola invalidità al braccio sinistro. Cinque anni da quel 24 maggio in cui ho fatto la prima puntura di Enantone e ho abbandonato per sempre la mia vita fertile. Cinque anni da quel 19 luglio in cui ho iniziato 36 sedute di radioterapia. In tutti questi Cancer-versari pensavo che avrei scritto per parlarne, ma non sono riuscita perchè i miei anniversari si sono mischiati ad altri avvenimenti, alcuni dei quali tremendi: alcuni amici se ne sono andati stroncati da questo male, e la loro partenza mi ha mandato in pezzi, mi ha fatto sentire ingiustamente graziata da una sentenza comune…

Poi l’evento felice, mia figlia si è diplomata e anche questo mi ha riportato a quei giorni, mentre lei sosteneva l’esame di terza media, la prima prova della sua vita, e io iniziavo la cura col Tamox e cercavo di essere positiva dicendole che avremmo terminato insieme: io la cura e lei il liceo. E ora è partita, prima le capitali europee, ora il campeggio in montagna,  e noi due a doverci reinventare una vita da soli, sempre genitori ma in modo diverso, meno presente.

Ed ora pare facile  il futuro davanti, ma mi spaventa ogni giorno non dover prendere nessuna medicina, e il sonno perduto nelle smanie della menopausa indotta non l’ho mai più ritrovato, nè tranquillanti nè tisane riescono a riportarmelo indietro, così come non si possono riavere gli anni trascorsi.

Sento che questi cinque anni di cure hanno accelerato il ritmo che avrebbe avuto il mio invecchiare, a 47 anni ero nel pieno della forma e della forza fisica, che non ho più ritrovato, ed ero convinta che sarei invecchiata piano, come mia madre e mia nonna, belle sino a tarda età, forti ed energiche come io non sono mai stata.

Ma soprattutto non ho più ritrovato l’entusiasmo e l’energia vitale che avevo, e che ho speso in questa lotta, per non mollare di un millimetro nei confronti del male, per arrivare a questo traguardo. E c’è una cosa che non mi abbandonerà più e che prima non conoscevo: la paura. La paura che torni.

No, ancora un altro no!

Basta, non è possibile, anche oggi è morto un caro amico, di cancro, e io non ne posso più di questa strage, di tutti questi più giovani di me che ci lasciano troppo presto, che lasciano famiglie straziate, in questa guerra silenziosa e spietata che non si riesce a vincere. “nel cuore nessuna croce manca. E’ il mio cuore il paese più straziato” (Ungaretti)

Je suis Charlie, je suis française

Noi il 7 gennaio a Reggio Emilia, in Italia, festeggiamo come ogni anno la nascita della bandiera Tricolore. 218 anni fa i popoli della nostra regione decisero di unirsi, di creare la Repubblica Cispadana sul modello della Repubblica Francese nata dalla Rivoluzione, di abbattere il giogo dei dominatori stranieri secolari, dei principi dispotici. Quel giorno nasceva il primo embrione di stato moderno e democratico in Italia, che adottava come propria la bandiera che ancora oggi sventola sui nostri edifici, copre i nostri morti.
Alla stessa ora, durante i festeggiamenti, a Parigi un commando stragista effettuava l’orribile eccidio di giornalisti di “Charlie hebdo”, colpendo proprio quella libertà di stampa e di critica che è il sale e il fondamento della democrazia occidentale da due secoli.
Ecco, la riprova che quella del 7 gennaio non era solo una commemorazione e che è necessario ricordare sempre  tutti coloro che sono morti per difendere la libertà simboleggiata dal tricolore, è proprio nell’attentato avvenuto contemporaneamente alla nostra festa.
Quegli ideali di Libertà, Uguaglianza, Fraternità, che vennero posti alla base dello Stato francese e delle Repubbliche “giacobine” italiane che lo emularono, nacquero dalla rivoluzione intellettuale illuminista che fece della libertà di stampa e di satira il cavallo di battaglia, il grimaldello per abbattere l’Ancien Régime. Migliaia di libri nei secoli sono stati mandati al rogo, centinaia di intellettuali perseguitati per le loro idee, le critiche al potere, la satira, ma ciò non ha fermato l’avanzata della libertà e delle idee o del progresso scientifico.
Purtroppo la follia non si è fermata al 7 gennaio, è continuata per due giorni, sino all’epilogo drammatico e surreale che ci ha tenuti tutti incollati alle tv per un pomeriggio, come era accaduto solo per l’11 settembre americano.
Qualcuno ha detto che è stato l’11/09 dell’Europa, ma io credo di no: la risposta è nella manifestazione di oggi a Parigi, e in tante altre città, compresa la nostra Reggio. L’Europa non ha reagito bombardando ma unendosi, attorno a quelle tre parole che ne hanno segnato il cammino verso la Democrazia: Liberté, Egalité, Fraternité.
“Charlie Hebdo” era certo volgare, può non piacere, ma nessuno, ripeto nessuno può mettere in dubbio il suo diritto ad esistere, e soprattutto il diritto alla vita dei suoi redattori. Oui, aujourd’hui je suis Charlie.